Cerimonia di assegnazione del “XXV Premio Rotary Club Campobasso” al molisano dott. Domenico Iannacone, giornalista e scrittore.

Articolo a cura di Silvia Sticca.

Il Premio Rotary Campobasso 2017 è stato assegnato al giornalista e scrittore molisano Domenico Iannacone.

Giunto alla sua XXV edizione il Premio viene annualmente assegnato ad un molisano “che si sia distinto nell’ambito dell’arte e/o cultura e/o nell’esercizio dell’attività professionale e/o in attività finalizzate al progresso sociale del Paese e che abbia mantenuto contatti con la terra di origine”.

Il giornalista di RAI3 è stato individuato dalla apposita Commissione del Club per l’attività professionale svolta in modo innovativo, con un approccio senza filtri alla realtà analizzata, e denunciata, nel cui scenario il cronista si spinge in profondità con lucida durezza.

Oltre a numerosi riconoscimenti attribuiti alla sua opera Iannacone ha vinto per ben cinque volte il premio Ilaria Alpi nella sezione “Miglior reportage italiano lungo” ed ha presentato nella Sala della Costituzione della Provincia di Campobasso, con l’amichevole e sapiente partecipazione del giornalista dell’ANSA Molise Enzo Luongo, una eloquente rassegna di alcuni dei servizi realizzati nel tempo stimolando nel pubblico presente, com’è nelle sue capacità, sensazioni profonde verso l’Umanità raccontata con la diretta partecipazione emotiva e fisica del cronista.

Autore di un rinnovato giornalismo d’inchiesta, come si legge dalle parole emergenti dal premio della critica: “In ‘I 10 comandamenti’, Domenico Iannacone ha saputo indagare la realtà italiana con approccio inedito e folgorante. Nel racconto, a una cronaca fluida e mai retorica si è unita l’attenzione per il versante morale. Dolore, violenze, sopraffazione, o anche semplicemente la ragnatela delle debolezze umane, sono arrivate al telespettatore nella loro essenza più viva, filtrata dal mestiere di Iannacone ed esaltata dalla sua limpidezza personale. Così ogni storia si è fatta esperienza comune, brivido emozionante senza concessioni al pietismo. Nell’insieme, un prodotto giornalistico di livello assoluto, capace di fotografare speranze e frustrazioni della nazione intera. Un esempio di eccellenza al servizio, su Raitre, di un pubblico sempre più alla ricerca di verità e coraggio”.

“Felice, orgoglioso ed emozionato per l’assegnazione di questo premio prima di me attribuito ad altri eminenti giornalisti”, dichiara Iannacone, la cui formazione è stata scandita da maestri come Pasolini, Zavoli, Gregoretti e Comencini. La passione per il giornalismo nata da ragazzo. Dalla carta stampata alla letteratura, poi, di nuovo giornalista per un quotidiano locale, fino all’approdo televisivo. Si definisce un cantastorie e un romanziere perché da giovanissimo ha collaborato con alcune riviste letterarie. Il suo stile si può definire poetico, la poetica del racconto, fatta di sensazioni, linguaggio, del ritmo della narrativa.

L’evoluzione del suo stile, come emergente dalle immagini proiettate, si caratterizza per una trasformazione del modus operandi, minor ruolo di conduttore del programma, maggiore sottrazione di parole e di spazio per dar sempre più voce alle storie delle persone. “Nel panorama del giornalismo d’inchiesta mancava una sorta di punto di ascolto”.

Una missione che lo ha condotto ad attraversare l’Italia dal basso, visitando tutti i tipi di ambienti e di persone, dalle periferie di Scampia alle prestigiose dimore delle nobili romane, si narra non più di un belpaese ma di un Paese sfregiato, sfilacciato, smarrito che ha bisogno di ritrovare una propria identità morale.

Momento particolarmente intenso è stata la proiezione del servizio in cui gli abiti indossati da Pier Paolo Pasolini al momento della sua uccisione venivano estratti e riportati all’attenzione delle telecamere con religioso rispetto, sotto uno sguardo tutt’altro che indifferente del giornalista Iannacone, così come quando un artistico e ciclopico sguardo dell’indimenticato scrittore, disegnato a Roma, veniva sottoposto ad una dettagliata analisi socio-politica con l’aiuto del writer autore dell’opera.

Altrettanto delicata e divertente la ricerca della vera essenza della città di Roma, con simpatici e vivaci spunti verbali forniti dall’attore Valerio Mastandrea, icona ed interprete di quella intensa romanità che fa autocritica ma, che si innamora contemporaneamente, in un eterno andirivieni, della sua Città, quasi sempre incomprensibile nella sua profondità.

“L’isola è lo spazio più aperto che esista. Sembra chiuso da tutti i suoi lati dal mare, ma il mare non chiude, il mare apre”. Nelle parole di Andrea Camilleri è racchiuso il senso del documentario ‘Lontano dagli occhi’, che chiude la rassegna dei reportage illustrati dal giornalista, un viaggio nell’odissea dei migranti nel canale di Sicilia, attraverso immagini drammatiche, testimonianze e storie simboliche.

Storie che si confondono con la paura e il terrore, incisi nelle registrazioni concitate di chi chiede aiuto in mare aperto su barconi in avaria che rischiano di affondare. Ultimi disperati tentativi di rimanere attaccati alla vita. Così come la memoria rimasta imprigionata anche negli oggetti che i migranti portano con sé durante la traversata e che raccontano sogni, desiderio di vivere ed esistenze spezzate.

Grande soddisfazione nel Rotary Club Campobasso che anche quest’anno ha individuato nel premiato, non primo giornalista a ricevere il riconoscimento già assegnato nel 1990 a Gaetano Scardocchia, Direttore de La Stampa, e con la Edizione 1995 a Federico Orlando, una molisanità schietta e coraggiosa che oltrepassa i confini di una piccola realtà e si pone con decisione e successo all’attenzione del pubblico nazionale e

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