Una conviviale quella dello scorso 21 febbraio, tenuta dal Club di Campobasso, che ha visto la partecipazione dell’Archeologo Gianfranco De Benedittis, che ha catturato l’attenzione di tutti i partecipanti con una brillantissima relazione sull’Italia e i Sanniti; relazione coinvolgente, inedita ed emozionante. Descrivere le cose dette dall’amico Gianfranco non è semplice e significherebbe togliere enfasi alle cose dette. Per questo motivo vi propongo la lettura di questo articolo scritto dallo stesso De Benedittis che, in maniere estremamente chiara ed interessante, riassume le cose dette durante la conviviale:

“Una delle correnti predominanti della storiografia dell’800 e dei primi del ‘900 considerava la storia antica della penisola italiana come l’immagine della crescente dominazione di Roma, città stato che avrebbe imposto le proprie leggi e la propria cultura sulle altre popolazioni senza rispetto e comprensione delle peculiarità e dei valori locali.

Questo tipo di interpretazione fu nazionalisticamente esasperato dall’affermazione del fascismo, per ben determinati fini politici.

Dal secondo dopoguerra, la storiografia ha cercato di superare questa visione, qualche volta rischiando di cadere in un regionalismo esasperato.

Oggi l’impegno della ricerca storiografica è tutto rivolto a capire quanto della grandezza di Roma sia stato frutto delle popolazioni italiche, linea non nuova che risale già a pensatori dell’illuminismo come G.B. Vico, con il suo saggio De antiquissima Italorum sapientia ex linguae Latinae originibus eruenda, pubblicato nel 1710 o come il nostro Vincenzo Cuoco con il suo Platone in Italia.

Se si guarda alla ricerca storiografica attuale relativa all’Italia meridionale, larga attenzione è data ai contributi offerti dalla presenza etrusca e greca tra VII e V sec. a.C. per poi concentrarsi dal IV sec. a.C. sulle operazioni militari romane; particolarmente trascurato è il contributo alla storia nazionale offerto dai Sanniti tra VI e IV sec. a.C. Eppure basterebbe analizzare la storia del nome Italia per avere una visione diversa.

Prima del quinto secolo a.C. con il termine Italia si indicava la punta meridionale dell’odierna Calabria.
Sull’origine del nome gli antichi scrittori indicarono due soluzioni: secondo la prima il nome Italia andrebbe collegato con l’arrivo dei Greci, che sarebbero stati impressionati a tal punto dalla qualità dei vitelli, da considerarlo il carattere distintivo dell’intero territorio; la seconda ricorda un mitico re Italo che avrebbe occupato l’estrema punta calabrese; da lui e dai suoi Itali il territorio avrebbe preso il nome d’Italia.

Oggi sappiamo che questo territorio definito Italia o terra dei vitelli fu occupato dai Sanniti e, tramite loro,il nome Italia si allargò a tutto l’Appennino meridionale in cui si parlava la lingua dei Sanniti; in seguito, con la storiografia romana, questa popolazione fu distinta dai Romani in più unità: Sanniti, Lucani, Bruzii e Campani; le popolazioni di questo gruppo etnico – linguistico – politico nel loro insieme saranno denominate dagli storici dell’epoca Italici; questo termine che compendiava i non Greci di lingua osca, ebbe anche una forte valenza politica al punto che fu riproposto con vigore sulle monete della Guerra Sociale in una visione antiromana.

Quest’Italia, dopo il conflitto del 90 a.C., finì con l’essere assunta nel corpo dello Stato romano.
Da quel momento Roma e Italia divennero concetti coincidenti, almeno nel centro-sud.
Restava l’odierna Italia settentrionale, che allora era indicata come il territorio ripartito fra tre cospicue popolazioni: Liguri, Galli, Veneti. Poco più di mezzo secolo dopo la guerra sociale anche questo territorio divenne Italia per iniziativa diretta o indiretta di Giulio Cesare. Da allora il concetto di Italia, superando la linea del Po, passò a indicare il territorio compreso fra la catena delle Alpi e lo stretto di Messina: il nome Italia, utilizzato in precedenza per indicare le popolazioni sannitiche, da questo momento sarà il nome di tutta la penisola italiana a seguito di un processo unificativo realizzato dall’abilità di Augusto.”

Gianni Palange- Presidente Rotary Club Campobasso